Il grappolo, l’attesa, le mani: la vendemmia in poesia

La vendemmia non è solo il momento in cui la stagione agricola trova il suo compimento. È un rito fatto di sguardi, di gesti tramandati e di un legame vitale tra la terra e chi la coltiva ogni giorno.

Per celebrare l’inizio della raccolta, facciamo spazio sul nostro blog a un linguaggio diverso dal consueto: quello della poesia. Ospitiamo oggi un piccolo dittico firmato da Maria Rosa Prada, insegnante milanese che, ispirata dai suoi soggiorni in Trentino, ha voluto condividere con la Strada del Vino e dei Sapori i suoi versi dedicati al nostro mondo vitivinicolo.

Lasciamo direttamente la parola all’autrice per introdurre questo delicato omaggio al territorio, al vino e a chi se ne prende cura.

Mi chiamo Maria Rosa Prada, sono un’insegnante di scuola primaria, vivo in provincia di Milano e amo scrivere poesie, attraverso le quali cerco di custodire emozioni, ricordi e incontri. Pur vivendo lontano dalla coltivazione della vite, il mio legame affettivo con questo mondo nasce dai ricordi dell’infanzia. In un piccolo terreno vicino a casa, i miei nonni e i miei zii coltivavano una piccolissima vite, dalla quale nascevano pochi grappoli di uva nera. Proprio perché non erano abbondanti, quei frutti erano per noi preziosi: gli adulti li custodivano con cura, mentre noi bambini qualche volta raccoglievamo di nascosto qualche acino. Credo che proprio allora sia nato dentro di me il sentimento della preziosità dell’uva, capace di racchiudere la generosità della terra, l’attesa e il lavoro delle mani che la coltivano. Quando i miei nonni e i miei zii vennero a mancare, il terreno fu trasformato in giardino e anche la piccola vite, privata delle loro cure, smise pian piano di produrre i suoi grappoli. Il ricordo di quel mondo, tuttavia, rimase vivo dentro di me. L’ho ritrovato anche attraverso il mio lavoro di insegnante, accompagnando le mie scolaresche negli agriturismi durante la vendemmia. Guardando i bambini raccogliere e pigiare l’uva, ritrovavo la meraviglia provata nella mia infanzia e vedevo rinascere, attraverso di loro, il legame tra i frutti della terra e il lavoro dell’uomo.

Le vacanze trascorse con la mia famiglia in Trentino, insieme ad altre esperienze, mi hanno avvicinata ulteriormente alla vite e al vino. Le passeggiate tra i vigneti, le degustazioni e i dialoghi con le persone del luogo mi hanno fatto comprendere quanta cura, esperienza, fatica e dedizione siano racchiuse in ogni calice. Ho compreso così che il vino è un patrimonio profondamente italiano, espressione dell’identità dei territori, del sapere tramandato e del legame antico tra l’uomo e la terra. Senza esserne ancora pienamente consapevole, ho custodito tutto dentro di me, lasciando che lentamente si trasformasse in emozioni, immagini e parole.

“Bianchi acini” è nata di getto durante un pranzo sotto un pergolato di uva bianca, in Liguria. Osservando i grappoli, sono rimasta colpita dall’armonia degli acini e dal loro stare uniti in un ordine perfetto. In quei versi sono confluiti anche i vigneti attraversati negli anni, la bellezza dei paesaggi vitati italiani, in particolare trentini e toscani, e il rapporto di cura e gratitudine tra l’uomo e la natura.

“Si compie” è nata più recentemente, pensando alla vendemmia e al momento in cui il lavoro di un intero anno giunge al proprio compimento. Mi sono tornate alla mente le realtà vitivinicole del Trentino e le parole di chi, dopo aver ricevuto “Bianchi acini”, aveva immaginato di collocarla sotto l’uva ormai matura.

È nata così la seconda poesia, per proseguire e completare la prima. Se “Bianchi acini” contempla la meraviglia del grappolo e l’armonia del Creato, “Si compie” accompagna l’uva verso il suo destino e pone al centro il viticoltore: le sue mani, l’attesa, la fatica e la gioia di vedere il frutto del proprio lavoro trasformarsi in vino, dono destinato a tutti coloro che lo assaporeranno. Le due poesie formano così un dittico: un percorso che parte dal grappolo, passa attraverso la vendemmia e giunge al vino, dono della terra e del lavoro dell’uomo.

Ho desiderato condividere questo dittico con la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, affinché questi versi possano raggiungere coloro che conoscono davvero ciò che sta dietro un grappolo d’uva e un calice di vino. È il mio ringraziamento per le emozioni vissute in questi territori e il mio modo di esprimere riconoscenza verso chi custodisce ciò che la natura offre e, attraverso il proprio lavoro, lo trasforma in un dono che giunge in un calice ad allietare il cuore.

Vorrei che queste poesie fossero anche una piccola testimonianza artistica: per chi vive lontano dalle terre vitate, un invito a conoscerle e ad apprezzarle; per chi vi abita, un’occasione per riconoscere ancora una volta la bellezza e la ricchezza che lo circondano; per chi vi lavora, un segno di riconoscenza e un omaggio alla cura, alla dedizione e alla fatica racchiuse nel proprio lavoro.
Maria Rosa Prada

BIANCHI ACINI
Bianchi acini
si tengono per mano
in un ordine perfetto.

Scendono sospesi
in una cascata interrotta,
a invitare il tuo sguardo
ad alzare gli occhi
ad ammirare
ciò che la natura dona
senza aver da noi richiesta.

Bianchi acini
si tengono per mano
in un ordine perfetto.

Scendono sospesi
in una cascata interrotta,
a invitare le tue mani
ad afferrare ciò
che solo il cuore può toccare:
la meraviglia…
di essere un tutt’uno…

Creato e Uomo.

Maria Rosa Prada

SI COMPIE
È tempo di vendemmia.

Mani grate
raccolgono.

Si fanno carezza,
avvolgono,
portano a sé
ciò che per mesi
hanno atteso
speranzose.

Bianchi acini
lasciano i tralci
e vanno incontro
al loro dolce destino:
trasformarsi
in bianco vino.

Compimento
della dedizione
del viticoltore
che con amore
custodisce
ciò che la natura offre:
dono che giunge
in un calice
ad allietare il cuore.

Maria Rosa Prada